GENOVA

Chiusura dell’ufficio postale di via Rigola, protesta a Tursi degli abitanti di Sampierdarena




Protesta in Consiglio comunale

L’ufficio dovrebbe cessare l’ attività il prossimo  17 febbraio

Genova – Protesta in consiglio comunale contro la chiusura dell’ ufficio postale di via Rigola, a Sampierdarena. Alcune decine di abitanti della zona sono arrivate  in Sala Rossa con cartelli per dire “No alla chiusura dell’ ufficio postale di via Rigola “, che dovrebbe cessare l’ attività il prossimo  17 febbraio.

«Si tratta di un ufficio postale di quartiere, frequentato da tante persone anziane – ha spiegato Roberto Savastano – Se chiudesse i pensionati  dovrebbero andare a ritirare la pensione in via Sampierdarena, con tutti i disagi e le controindicazioni che questo comporterebbe anche per la sicurezza delle persone». Una delegazione di cittadini incontrerà a fine seduta i capigruppo del consiglio comunale che, intanto,  oggi ha approvato all’ unanimità un ordine del giorno che impegna il sindaco a intervenire presso Poste Italiane per cercare di bloccare la prevista chiusura di sette uffici postali in città.

Fontana e Rossi (Lega): «Serve una riqualificazione sociale e dei servizi del territorio»

Sulla vicenda sono intervenuti Lorella Fontana, capogruppo Lega in Comune, e Davide Rossi, consigliere comunale del Carroccio: «La chiusura dell’ufficio postale di via Rigola a Sampierdarena, oltre a comportare un disagio per i residenti del quartiere, toglierebbe un importante presidio sociale in una zona periferica già carente di servizi. I tagli voluti dall’azienda, infatti, non tengono conto delle specificità dei singoli quartieri, come dimostrato dal piano di riorganizzazione territoriale, che porterebbe alla chiusura di alcuni distretti in diverse parti del ponente cittadino. In particolare, la cancellazione del presidio succitato è l’ennesimo disagio che la delegazione si troverebbe a subire, a dimostrazione di come negli ultimi anni la zona di Sampierdarena sia stata spesso abbandonata. Come Lega abbiamo chiesto un sostegno all’amministrazione comunale per attivare un percorso di riqualificazione condiviso, sia del tessuto sociale che di quello delle attività, che possa condurre a un’implementazione dei servizi attualmente attivi e non alla chiusura di essi».