GENOVA

Furbetti del cartellino: dopo l’assoluzione del vigile che timbrava in slip, la ministra Dadone: «Mai più certe immagini»




Il vigile che timbrava in mutande: l’immagine divenuta “simbolo” dell’inchiesta sui furbetti del cartellino

«Il carattere domestico e privato del luogo di lavoro non può far dimenticare che, in ogni caso, ci si trova in un luogo di lavoro, appunto»

Roma – «Certe immagini non possono e non devono più appartenere alla sfera delle pubbliche amministrazioni, perché finiscono per far male ai milioni di lavoratori che ogni giorno mandano avanti le nostre scuole, gli ospedali, vigilano sulla nostra sicurezza e, in generale, erogano servizi pubblici con professionalità e passione»: così via Facebook la ministra della P.a, Fabiana Dadone, riferendosi al noto scatto del “vigile in mutande” dopo la sentenza di assoluzione nell’ambito dell’inchiesta sanremese sui cosiddetti furbetti del cartellino.

«La sentenza di primo grado sul caso del vigile di Sanremo, secondo cui “il fatto non sussiste”, ci deve spingere a ragionare: non serve la caccia alle streghe contro il pubblico impiego, mentre fare di tutta l’erba un fascio è rischioso e spesso controproducente»: aggiunge Dadone, che comunque avverte: «chi abusa, chi viola le regole va punito senza remore, come già successo in numerosi casi negli ultimi anni».

Parlando del caso del “vigile in mutande” assolto con rito abbreviato durante l’udienza preliminare, Dadone commenta ancora: «Il carattere domestico e privato del luogo di lavoro non può far dimenticare che, in ogni caso, ci si trova in un luogo di lavoro, appunto. Come tale esso va rispettato, esattamente nella misura in cui chiediamo e pretendiamo rispetto per il lavoratore». «Trattandosi di accordi sindacali, ritengo sia necessario affrontare questi temi al tavolo con le sigle in vista della nuova tornata contrattuale».