MONDO

Israele-Libano, contatti diretti per un accordo sui confini marittimi



medio oriente

«Israele e Libano – ha spiegato il ministro israeliano dell’Energia – terranno contatti diretti, con la mediazione americana, per i confini delle acque commerciali tra le due nazioni». Le acque davanti ai due Paesi nascondono ricchissimi giacimenti di gas

di Roberto Bongiorni

(AFP)

«Israele e Libano – ha spiegato il ministro israeliano dell’Energia – terranno contatti diretti, con la mediazione americana, per i confini delle acque commerciali tra le due nazioni». Le acque davanti ai due Paesi nascondono ricchissimi giacimenti di gas

2′ di lettura

Non si tratta di una tregua. Neanche di un tentativo. Si tratta, come ha ben spiegato il ministro israeliano dell’Energia Yuval Steinitz, di una questione commerciale. Ma comunque è un passo avanti, dall’alto valore simbolico per due Paesi che hanno combattuto diversi conflitti e sono ancora formalmente in Stato di guerra.

«Israele e Libano – ha spiegato il ministro israeliano dell’Energia – terranno contatti diretti, con la mediazione americana, per i confini delle acque commerciali tra le due nazioni. Il nostro obiettivo è mettere fine alle divergenze sulla questione per aiutare lo sviluppo delle risorse naturali a beneficio dei popoli della regione». La conferma è arrivata anche dal Libano per bocca del capo del Parlamento, lo sciita Nabih Berri. «La visita del segretario di Stato americano Mike Pompeo in Libano – ha chiarito Berri – ha riportato in vita il dossier della demarcazione del confine». «Gli Stati Uniti – ha aggiunto Berri – si rendono conto che i governi di Libano e Israele sono pronti a delimitare i loro confini marittimi sulla base dell’esperienza del meccanismo tripartito (Israele, Libano, Onu) esistente dagli accordi dell’aprile del 1996 e che è attualmente regolato dalla risoluzione Onu n.1701 (del 2006)».

La questione è da anni legata allo sfruttamento di alcuni giacimenti contesi di gas naturale a largo delle coste israeliane e libanesi. Le acque davanti a Israele, ma anche nel sud del Libano, nascondono ricchissimi giacimenti di gas. Ma se Israele li ha già messi in produzione, divenendo un esportatore di energia per la prima volta nella sua storia, il Libano è molto in ritardo. Le gare per aggiudicare alle compagnie straniere le concessioni per l’esplorazione dei blocchi sono state più volte rinviate.

Il Libano, tuttavia, sta attraversando la più grave crisi economica di sempre. In marzo è stato dichiarato il default. La pandemia di Covid 19 ha poi fatto il resto esacerbando un quadro già drammatico. La devastante esplosione al porto di Beirut avvenuta in agosto ha dato il colpo finale. Mettere a frutto il tesoro energetico che si nasconde sotto le acque del sud del Libano, anche se ci vorranno anni prima che si arrivi a commerciare il gas, contribuirebbe a frenare la crisi evitando lo scenario peggiore. Ovvero che il piccolo Paese dei Cedri, un tempo noto come la Svizzera del Medio Oriente, divenga un “Venezuela del Medio Oriente”.