GENOVA

Il film: dalla Riviera alle Ande a caccia del tempo perduto



Presentato al Torino Film Festival “Io sono Vera” ambientato tra il Savonese e il Cile La storia di una giovane che scompare bambina e ricompare adulta dopo soli cinque anni 

Tiziana Leone

21 Novembre 2020

Genova – Vera scompare, a soli nove anni, all’improvviso, senza lasciare tracce. Ricomparirà cinque anni dopo e non nei panni di un’adolescente, come normale che sia, ma in quelli di una donna adulta, di circa trent’anni.

Il mistero, il tempo che scorre, l’incredulità di chi è rimasto, sono tanti i punti interrogativi cui cerca di dare una risposta il film “Io sono Vera”, diretto da Beniamino Catena, presentato fuori concorso al Torino Film Festival. «Il film esplora il rapporto tra vita e morte, paura e accettazione, solitudine e unione con il tutto – sottolinea il regista, alla sua opera prima al cinema – L’idea originaria era quella di dare continuità tra vita e morte, considerarli due spazi paralleli che interagiscono tra loro. Mi ha sempre affascinato l’idea del tempo non lineare, qualcosa che può essere avvertito a volte con l’assunzione di allucinogeni o nei momenti in cui ci si avvicina alla morte».

Girato tra il luogo più buio del mondo, il deserto di Atacama in Cile e la solare costa ligure, tra Pietra Ligure, Borgio Verezzi, Finale Ligure e Varigotti, il film vede protagonista Marta Gastini, nel ruolo di Vera, la misteriosa donna che ricompare dal passato, con troppi anni in più, e per questo rifiutata anche dalla sua stessa famiglia.

«Ho cercato di accostarmi al personaggio con fede, perché ho sempre visto questo film come un atto di fede nell’amore – ammette l’attrice – Certo, quando Vera torna dai suoi genitori viene vista come un Ufo e in questo mi ha aiutato la mia fisicità particolare, con un corpo a metà tra quello di una donna e quello di un ragazzino».

Marchigiano di origine, ma ligure di adozione, Catena ha scelto la luce e il mare della costa ligure per raccontare il suo film mistico, portando nel cast anche talenti locali come Manuel Zicarelli, attore pietrese classe ’87. A dare il volto ai genitori di Vera sono Paolo Pierobon e Anita Caprioli, per nulla disposti a credere che quella donna comparsa all’improvviso, completamente nuda, su una spiaggia ligure, sia la loro piccola bambina svanita nel nulla appena qualche anno prima. Ma a togliere qualsiasi dubbio è l’esame del Dna, che li inchioda a quella incredibile verità.

«Ho lavorato sul sentimento, quello terribile della perdita di una figlia e anche ovviamente sul confronto con la morte – racconta la Caprioli – A questo si aggiunga la crisi del matrimonio come quasi sempre capita quando muore un figlio». Scritto da Paola Mammini, già firma di successi cinematografici come “Tutta colpa di Freud” e “Perfetti sconosciuti” con Nicoletta Polledro, il film ha la colonna sonora originale firmata dai Marlene Kuntz.

«Vera non solo è un personaggio, con la sua parabola narrativa, è anche il paradosso che porta gli altri protagonisti a confrontarsi con la paura sia di vivere che di morire – aggiunge il regista – Capiranno che i loro conflitti potranno essere risolti solo a patto di essere se stessi sino in fondo. Sconfiggeranno la loro solitudine scoprendo che sono realmente connessi gli uni agli altri».

Anche la stessa Vera affronterà il suo ritorno con la giusta dose di inquietudine, certa di aver vissuto, durante la sua assenza, la vita di un uomo che si è risvegliato dal coma nello stesso istante in cui lei è svanita nel nulla. «Con questo lavoro volevo enunciare certe idee più che spiegarle», conclude Catena che tra i protagonisti ha voluto anche la giovane Caterina Bussa, allieva della Compagnia del Barone Rampante di Borgio, scelta fra trecento aspiranti per il ruolo di Vera bambina. —

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