GENOVA

Studenti e insegnanti in piazza a Genova contro la didattica a distanza



eloisa moretti clementi

21 Novembre 2020

Licei e università: «Basta lezioni a distanza, restare a casa crea danni»

Genova – “La tastiera non è una scrittura vera”: scuola superiore e università chiedono di tornare a studiare in presenza, riducendo la Dad che oggi, nelle superiori di secondo grado, copre il 100 per cento delle lezioni. Come già in piazza Plebiscito a Napoli, anche in De Ferrari sono apparsi decine di banchi allineati e desolatamente vuoti: è il flash mob di docenti e studenti, chiamati a raccolta dal collettivo Come studio Genova, che si batte per la sospensione delle tasse universitarie e per l’accesso all’istruzione.

Poco prima, nel parco dell’Acquasola si sono ritrovate mamme, papà e insegnanti di due movimenti diversi ma con medesime istanze, quello diffuso a livello nazionale che è Priorità alla Scuola e il genovese Riapriamo la scuola della Costituzione: «I ragazzi stanno soffrendo per la dad, questa non è vera didattica. Già portare la mascherina per tante ore di seguito è pesante, ma i nostri figli chiedono di poter andare a scuola, perché l’apprendimento si nutre di emozioni – spiega la mamma Chiara Fasce, quattro figli dai 21 ai 12 anni – Ho la sensazione che ci sarà un divario tra le mie grandi e i due piccoli. Il terzo è stato bocciato lo scorso anno, nonostante il lockdown, abbiamo fatto un percorso anche psicologico e a settembre era pronto a tornare in classe. Dopo la chiusura della scuola, ha alzato le barricate. Per lui l’anno scolastico è già finito».

La docente Sara Urgeghe della scuola media Don Milani: «E’ una presenza strana, con mascherine e finestre aperte, ma c’è. Penso ai ragazzi delle superiori e dell’università, tra i 14 e i 25 anni, ai quali viene sottratta una parte importante della loro vita. Il problema che si sarebbe potuto fare di più». Critico anche il collettivo universitario Come studio Genova: «Si è detto che saremmo tornati al 50 per cento di presenza, ma queste percentuali non le abbiamo mai viste. Chi non ha strumenti per studiare non lo sta più facendo. Il presidente della Regione Toti ci aveva promesso di togliere la tassa per il diritto allo studio e invece l’abbiamo pagata come sempre» denuncia Sara Capaldini.